21 agosto 2017

Léopold Sédar Senghor, il cantore della Negritudine

gaye_senghorÈ la prima volta che Léopold Sédar Senghor, il cantore della Negritudine, viene tradotto
in italiano da un poeta africano, il senegalese Cheikh Tidiane Gaye. Di madrelingua
wolof, Gaye è francofono per ‘imposizione’ – essendo il francese la lingua ufficiale
del suo paese d’origine – e italiano per ‘scelta’ – essendo l’Italia il paese in cui è emigrato
e ove si è innamorato…

I testi scelti per quest’antologia sono tra quelli più conosciuti del grande cantore
della Negritudine e rappresentativi di quello spaziare nella memoria tra Parigi, sua città
d’adozione, alla natía Joal, ‘l’Ombrosa’, villaggio del Senegal e metonimia del grande
continente nero.
I temi delle liriche tradotte sono l’amore per il proprio paese e per la sensualità che
emana, il sangue “gratuito” sparso dei fratelli neri durante la seconda Guerra Mondiale
in nome di una “patria imposta”, il canto degli elementi naturali, in primis il Vento e
l’Acqua, che creano un nuovo Cantico dei Cantici. E in lontananza il ritmo del tamtam,
del balafong e della kora…

La potenza del verso senghoriano è quindi restituita in tutta la sua bellezza, grazie
alla veste assunta da Cheikh Tidiane Gaye di passeurs de cultures, come nella lirica Assassini
(scritta al fronte): Il vasto canto del vostro sangue vincerà macchine e cannoni/
La vostra parola palpitante i sofismi e le menzogne/Nessun odio la vostra anima senza
odio, nessun’astuzia/la vostra anima senz’astuzia./O Martiri neri razza imomortale, lasciatemi
dire/le parole che non perdonano.
Laura Toppan
UNIVERSITÀ di NANCY, FRANCIA

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