21 agosto 2017

Prendi quello che vuoi, ma lasciami la mia pelle nera

In  libreria dal 16 gennaio 2013 con Jaca book.

Questo libro racconta una storia da cui si dipanano altre storie, a volte sgranate come in rosario, altre ripescate con incursioni nella memoria. E’ una lunga affabulazione che ha per oggetto l’identità: ogni uomo ne possiede una, inalienabile e necessaria; ma, a volte, altri uomini provano a strappargliela, in nome dell’omologazione. Accade allora che qualcuno si lasci derubare e che altri, come Gaye, si fermino, alzino e la testa e dicano: “No!”.  E non per sé, ma per tutti coloro che non hanno voce: in particolare per “tutti gli immigrati d’Italia, i profughi, i rom e gli zingari che ogni giorno devono convivere con atti discriminatori.” …

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Commenti

  1. vilma dice:

    Ho letto il libro tutto d’un fiato …come un assetato che vede una fontanella d’acqua e ci mette sotto tutta la testa per paura che l’acqua finisca .. .ma adesso lo sto rileggendo con tranquillità ….adesso che ho l’acqua a disposizione posso berla tranquillamente per dissetarmi… prima ho letto per conoscere.. adesso sto leggendo per capire….
    E’ sempre difficile vivere in un paese straniero …lingua diversa…cultura diversa.. .patria lontana .. ma poi vieni a scoprire che ci sono stranieri e stranieri… alcuni stranieri una volta superata la barriera linguistica sembrano italiani ( nell’aspetto visivo) e passano quasi inosservati…. ma per un Africano tutto è tremendamente complicato…. Conosco pochi italiani ( indigeni e bianchi) disposti a riconoscere che ormai ci sono italiani di diverse origini e colori e che un italiano nero ( ma anche con nome e cognome di origine straniero) non deve meravigliare. Eppure …eppure mi sono accorta – indagando fra collegh* e amic* che non è così . Parlando delle iniziative sulla nazionalità italiana è scoppiata una rissa fra chi come me è favorevole alla modifiche dell’ ormai anacronistica legge dello “ ius sanguinis “ in una più adeguata di “ ius soli “ temperato
    . Mi hanno detto che concedendo la nazionalità italiana a tutti , “ si allevano terroristi” ( cito testualmente) che poi “dopo aver imparato bene l’italiano e le nostre abitudini” tornano nei loro paesi “ per entrare nei gruppi terroristici e tornare in Italia a fare attentati”. (sempre testuale)
    Che tristezza….
    Mi sembra di ricordare che i primi Africani ad arrivare in Italia siano stati studenti a partire dalla metà degli anni 70 e poi successivamente anche operai , anche profughi, anche rifugiati, anche tanta gente con bassa scolarizzazione pure in Patria. Tanta gente che arriva…. Arriva di tutto …. Gente per bene.. gente disonesta …… Ma se per questo anche tanti italiani bianchi, ius sanguinis sono per bene….tanti italiani bianchi ius sanguinis sono veri delinquenti …
    A quei tempi a Brescia di Africani se ne vedevano pochi in giro e alla facoltà di Economia c’era solo un Nigeriano . Qualche volta i rapporti erano tesi, soprattutto c’era tanta gelosia da parte dei bresciani indigeni quando lui parlava con una bresciana indigena…. c’era tristezza nei suoi occhi e talvolta accese discussioni quando a lezione emergeva un senso ( nemmeno troppo celato ) di superiorità bianca o italiana . Quando parlava della Nigeria i suoi occhi illuminavano a giorno una notte senza luna .
    Pensavo : e’ così perché noi italiani conosciamo poco ( o niente) il continente Africano….quando noi avremo imparato qualcosa in più su loro e loro avranno imparato qualcosa in più su noi ..Le cose andranno meglio… se poi nasceranno figli in Italia…allora le cose andranno meglio. Avevo poco più di 20 anni ed ero molto ingenua.
    Ho scoperto solo dopo tanti anni che ora le cose sono forse anche peggio… chi è qui da tanti anni…. chi è nato qui … non è considerato molto diverso dall’immigrato clandestino , magari appena sbarcato a Lampedusa.
    Adesso che sono adulta ho scoperto che per tanti anni sono vissuta in una storia , in una cultura tutte “sbiancate” ad arte per farci sembrare migliori .
    Quello che conosco sull’Africa lo so perché l’ho appreso da Africani (nigeriani, sudanesi, ivoriani, congolesi,… ognuno per la sua parte di Africa) e la mia cultura me lo aveva accuratamente tenuto nascosto.
    Ho scoperto che l’Africa raccontata da un’Africano è un Africa diversa da quella raccontata da un occidentale -bianco .
    . Ne sono rimasta turbata e sconvolta.
    . Io sono italiana-indigena-bianca mai andata all’estero e formata sui libri bianchi-occidentali e con compagni di lavoro tutti italiani-indigeni-bianchi
    Ma ….ma sono rimasta turbata dallo scoprire che la mia cultura mi ha mentito, non tanto con bugie evidenti ma soprattutto con cose non dette , cose nascoste…e nascondere la verità è come mentire .
    A cosa penso?
    Penso per esempio alla carta di KURUKAN FUGA (1222) di cui nessun mi ha mai parlato e che pochissimi conoscono , mentre sappiamo tutto , perché a scuola ce ne hanno parlato fino allo sfinimento, della Magna Charta …Eppure sono praticamente contemporanee e non possiamo sicuramente dire che sia stata copiata dal documento inglese . La Magna Charta è considerata unanimemente come il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini ma leggendo il documento Kurukan Fuga si scopre che e’ molto più evoluto e vicino ai nostri tempi, soprattutto quando parla di donne, stranieri e proprietà. Adesso conosco bene la carta di KURUKAN FUGA e cerco di diffonderla.
    Penso ai Tesori d’arte dell’antica Nigeria.che ho visto in una mostra, la cui bellezza lascia senza fiato e non hanno nulla da invidiare ai nostri reperti archeologici.
    Penso a tutta la cultura che c’era in Africa prima che arrivassero i colonizzatori a portare la loro cultura distruggendo la preesistente, senza contare gli esploratori.
    Degli esploratori è esaltato il coraggio e la bravura , ma nulla si dice della popolazione locale. A Parma c’era fino ad un paio d’anni fa (adesso dovrebbero averlo rimesso dopo il restauro), proprio di fronte alla Stazione ferroviaria ,il monumento a Vittorio Bottego: il monumento è costituito da una vasca d’acqua, dalla quale emerge un grande masso su cui è posta la statua di Bottego in posizione eretta e militarmente orgogliosa, e in posizione visibilmente sottomessa e molto in basso rispetto ai piedi dell’ esploratore due guerrieri che rappresentano i fiumi Omo e Giuba.
    Quando andavo a Parma e uscivo dalla Stazione, questo monumento mi imbarazzava, lo vedevo come il simbolo della colonizzazione.
    Penso a tutto il sangue Africano versato per le nostre guerre, ai fucilieri senegalesi a cui è stato impedito di sfilare per le vie di Parigi, strappata ai tedeschi, a fianco delle truppe alleate. Penso a De Gaulle che l’aveva chiesto agli americani, agli americani che hanno accettato… ho dovuto scoprire queste cose nel libro di Pap Khouma. “ la liberazione di Parigi non doveva mai apparire agli occhi del mondo anche opera di soldati neri americani o africani. Non si doveva dare ai neri la soddisfazione di aver vinto un esercito di bianchi”. Ho dovuto scoprire il contributo africano alla liberazione dell’isola d’ Elba e della Toscana attraverso Inside Buffalo
    Penso a tutto quanto ci ha nascosto la Chiesa Cattolica sulla sua responsabilità e sul suo coinvolgimento nella gestione della schiavitù e a tanti cattolici italiani che insistono sul negare questi fatti.
    Penso a quanti pochi italiani bianchi sanno la storia di Gore’..
    Penso a tutto quanto noi non sappiamo perchè la nostra stampa non ci racconta.
    Penso a tutto quanto ho imparato leggendo il tuo libro.
    Penso a quanta dignità c’è nel raccontare dolore e sofferenza senza mai nessun rancore, senza parole in eccesso, ma con calma e serenità.
    Penso all’assurdità di chi mi racconta con orgoglio di essere stato in vacanza in Kenya e in Namibia e poi si scandalizza perché e Brescia ci sono tanti neri.
    Penso a tante cose a cui non trovo risposte…
    Penso che in Occidente,in Italia, sia indispensabile insegnare la Storia Africana nelle scuole facendo conoscere la versione Africana della Storia.
    Penso al tuo libro “ PRENDI QUELLO CHE VUOI, MA LASCIAMI LA MIA PELLE NERA”
    Penso che la sua lettura sia …come un bicchiere d’acqua fresca in una torrida giornata estiva. . fa sentire bene, dà sollievo…
    “Alzo la voce perchè e’ mio diritto farlo” scrivi…..
    Credo che più che un “diritto” a questo punto sia un “dovere”… i libri di storia occidentali-bianchi-italiani di queste cose non parlano mai e noi ( italiani-bianchi) se qualcuno non ce le racconta , noi non le sapremo mai ., mi viene in mente il proverbio “Fino a quando i leoni non avranno i loro storiografi, la storia della caccia continuerà a glorificare il cacciatore” . Ecco ,in questo libro racconti la storia dalla parte dei leoni e finalmente si conosce anche l’altra versione della storia.. e spero di sentire forte il ruggito del leone…
    Grazie , grazie per il coraggio con cui ha scritto queste cose..
    Scusami se sono stata logorroica…. Ma volevo farti capire perché è necessario scrivere e continuare a dire quello che hai scritto. La strada non sarà facile e nemmeno breve…. Ma va percorsa …. E insieme tenendoci per mano riusciremo ad arrivare alla fine, lasciandoci alle spalle paure e angosce.

    • All’ inizio volevo solo ringraziare anche io l’autore , ma il suo commento mi ha rapita :)
      Sono nera, Nigeriana e sono nata in Italia. Lei è il motivo per cui quando sento dire che gli ‘italiani’ sono razzisti e alle volte volte intolleranti nei confronti degli stranieri, io rispondo sempre “non sono razzisti per niente, hanno semplicemente dimenticato che anche loro un tempo furono stranieri, e poi la loro cultura ci ha riposti in una scatola e ci ha messo sopra un’etichetta con su scritto non toccare , negli anni 70-80 questa scatola è stata aperta e loro non avevano la minima idea di come comportarsi. Alcuni hanno scelto di usare come arma difensiva l’odio e altri l’amore.”

  2. Espoir dice:

    Gentile Cheikh,
    Vorrei qui ringraziarLa per il libro, l’ho acquistato, letto e riletto devo dire che è stato molto incisivo e chiaro. Spero di poter approfondire alcuni aspetti del libro con Lei.
    Complimenti per l’opera
    A presto

  3. Complimenti Cheikh, anche per il titolo del libro!!
    Maria Palumbo (Rubedo)

  4. Stefania dice:

    Quello che si dice andare al cuore del problema; con coraggio, con tanta umana comprensione, con toccante sensibilità. Un arricchimento averlo letto!

    Stefania

  5. alessandro dice:

    A volte navigando sul web ci si imbatte in cose e scritti che ti lasciano un segno: Questo e capitato a me leggendo la presentazione di questo Autore, concordo con la risposta di Vilma effettivamente del continente nero, delle sue popolazioni e culture non sappiamo nulla e credo che sia ora di farla finita con questo oscurantismo. Ringrazio lo Scrittore…….( e tutti i commentatori ) .

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