21 novembre 2017

Ode nascente / Ode naissante

I diritti della voce e il senso dell’ascolto
Itala Vivan

In questo nostro tempo fratturato e insieme conglobante verso un unico marasma generalizzato, da più parti si leva un accorato richiamo ai diritti che vengono negletti o addirittura calpestati: diritti umani, diritti civili travolti o trascurati nell’ondata violenta di una transizione epocale di migrazioni e dislocazioni. Ma, ditemi, chi difende i diritti della voce, i semplici e fondamentali diritti che ha la voce di farsi sentire e con ciò di venire accolta? Chi se ne può incaricare, se non gli stessi scrittori, e i poeti, per i quali la voce è vita?

La voce, elemento di sutura tra fisicità e astrazione, è strumento proprio del poeta, di cui incarna la parola e, attraverso suono e ritmo, rappresenta gli accenti. Non è un caso che l’oralità sia rimasta così a lungo viva e operante nelle culture africane ove la parola regna con un’autorità altissima. La voce, fiato divino in molti sistemi mitologici, rappresenta con immediata verità la presenza dell’autore cui conferisce concreta referenzialità; e nella poesia si afferma al di là e prima della scrittura cui talvolta sembra resistere e sfuggire. Poiché la voce è sintomo quanto altri mai di resistenza: resistenza innanzitutto alla pesantezza e concretezza della materia, alla chiusura esatta delle forme scritte, alla separazione dei generi e dei sistemi espressivi.

Edizione dell’arco

ISBN: 978-88-7876-720-9
Anno: 2009
Pagine: 116

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