21 novembre 2017

Curve alfabetiche

Prefazione di Mario Sechi
Professore Ordinario di Lettera moderna e contemporanea presso l’Università di Bari

Come tutti i poeti moderni, a partire dall’amato Baudelaire, Cheikh Tidiane è un poeta in viaggio.
L’origine del suo viaggio è certa, è chiara, è nell’Africa vitale ed esplosiva degli anni Sessanta, al passaggio della decolonizzazione, e si può immaginare condensata nella sillabazione di un linguaggio materno non scritto, nel possesso di un codice culturale ricco e denso di significati, a noi europei ancor oggi in parte ignoto. Ma tale eredità materna gli si è proposta per così dire già interpretata nella rivendicazione di un’identità nuova e moderna, nel mito della négritude e nel carisma intellettuale e poetico di Léopold Sedar Senghor, con l’accesso alla pratica di una grande lingua di cultura come il francese, capace di includere e di stratificare l’esperienza, di accogliere dentro di sé modulazioni e funzioni espressive diverse.

Conclave per partorire i miei versi
ti lodo alfabeto,
mi rivesto del tuo nome
ti canto e ti supplico
di guarire le mie piaghe

non dormire sotto le lenzuola
la tua pioggia cade
sulla mia terra arida
in cerca di benedizioni
non punire il mio linguaggio sereno,
non mi abbandonare in cattedra,
non mi mandare a redigere le mie prose
non gettare la tua saliva sobria nel vuoto
che caccia il demone nei miei sogni
ma annaffia le mie strade deserte e orfane
della purezza del ritmo e dei riti
la tua parola può anche non essere scritta

sono nato nella capanna dei versi
che la mia lingua tesse
e la mia bocca sforna
voglio spegnermi in piedi
stringendo il flauto
della mia oralità.

Editore Montedit

ISBN 978-88-6587-0808

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